
Quanti di voi, in questi ultimi 4 anni mi hanno sentito parlare di “Immaginario”? Tanti!
Siccome l’utilizzo dell’Esperienza Immaginativa è uno degli strumenti che propongo maggiormente dedicherò qualche post qua e là a raccontarvi di cosa si tratta, sperando di stimolare curiosità e interesse approfondendone qualche aspetto anche se, mi capirete, non entrerò in tecnicismi poco comprensibili ai non addetti ai lavori.
Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di sfiorare centinaia di storie, storie che mi hanno portato a mettere a fuoco quanto avessi bisogno di una metodologia precisa e strutturata per sostenerle adeguatamente nel loro percorso di cambiamento e sviluppo. Una metodologia, che potessi sentire affine a me, che mi offrisse l’opportunità di accompagnare le persone ad attingere alle loro risorse interiori, a scoprirle o ri-scoprirle.
Sono arrivata così al Master in Psicoterapia con la Procedura Immaginativa.
Ma partiamo dall’inizio.
La prima volta in cui ho sentito parlare di Immaginario ero studentessa di Psicologia al 2° anno. Ero stata invitata a partecipare ad un seminario nella mia città tenuto dal Professor Francesco Simeti, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, che mi aveva letteralmente stregata. Da allora, negli anni, ho sempre periodicamente “buttato un occhio” sul sito dell’Associazione per lo Studio dell’Immaginario, Associazione di cui era a capo, appunto, il Prof. Simeti. Poi gli studi, il tirocinio, la specialità e i primi approcci al mondo del lavoro mi hanno “distratta”, anche se mai del tutto: nell’autunno 2014, complice un periodo di cambiamento importante nella mia vita personale, è arrivato il momento di dare il via al percorso di formazione, terminato poi nel 2016.
I primi approcci al mondo dell’Immaginario mi hanno subito convinto appieno della potenza di questo canale, ponte tra la psiche manifesta e quella più sommersa. Eh si, perchè noi, semplificando, abbiamo a che fare con una mente conscia, che è volitiva, decisionale, stabilisce obiettivi, giudica risultati ed è fortemente legata alla realtà, ed una mente inconscia che non segue affatto gli stessi percorsi lineari di pensiero: è legata alle sensazioni, alle immagini, agli odori, alle percezioni. Questa mente inconscia è decisamente più estesa di quella conscia, problema (e, al contrario, risorsa) non da poco! E qui viene il bello! Non solo queste due menti sono molto diverse tra di loro e hanno estensione molto differente…ma non parlano nemmeno la stessa lingua e spesso hanno grandi difficoltà di comunicazione! Se così non fosse ad una persona in preda ad un attacco di panico basterebbe dire “ma non preoccuparti, non c’è nulla per cui agitarsi tanto”. Può funzionare? Decisamente no! Ecco, l’Immaginario, che si distingue dalla fantasia e che fa riferimento a precise strutture cognitive, ci permette di costruire un ponte tra le due menti, di aprire porte di comunicazione e comprensione sfruttando la potenza dei simboli, delle immagini, degli archetipi… Ne riparleremo presto sicuramente!
