
10.10.2020 GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA SALUTE MENTALE
La seconda parte dell’articolo della dr.ssa Liana Cassone E tutto il mondo fuori affronta domande frequenti e informazioni utili sulla psicoterapia: perché confidarsi con un estraneo invece che con un amico? Come trovo il professionista giusto per me? Cosa penseranno gli altri di me?
Vi lascio alle sue parole ![]()
Potete leggere la prima parte dell’articolo qui: bit.ly/2GPE7CO
Grazie Liana per il tuo contributo prezioso!
Nel caso voleste prendere in considerazione di contattare un terapeuta, provo adesso a fornirvi alcune risposte a domande frequenti o informazioni utili per indirizzarvi forse meglio nella scelta.
Iniziamo!
PERCHE’ RACCONTARE VISSUTI ED EVENTI MOLTO PERSONALI AD UNA PERSONA DI FATTO ESTRANEA DOVREBBE FARMI SENTIRE MEGLIO O AIUTARMI IN QUALCHE MODO?
Inizio immediatamente con il chiarire una cosa: il terapeuta non è colui che vi dice cosa o come fare, non dà “consigli”o spinge a prendere una direzione. Il terapeuta, come amo sempre sottolineare, è colui che si appresta ad essere vostro compagno di viaggio. Qualcuno che ha qualche strumento in più che mette a disposizione e che vi accompagna sulla vostra strada. Vostra, non sua.
Che si tratti di problematiche complesse da superare, di schemi comportamentali che tendete a ripetere, di emozioni che faticate a comprendere o tante altre cose, lui/lei potrà, osservandovi dall’esterno, fornirvi spunti di riflessione, osservazioni su coazioni a ripetere pensieri o comportamenti dei quali magari voi non vi rendete conto essendone immersi o che vi sfuggono di mano (questo, per esempio, ha molto a che fare con tutti i meccanismi di auto-sabotaggio che riguardano anche il cibo). E vi assicuro, inoltre, che esprimere ad alta voce pensieri che anche magari vi sono passati per la testa centinaia di volte ma sui quali non vi siete granchè soffermati fa davvero la differenza. Li rende concreti, reali, più lavorabili e modificabili. Escono letteralmente da voi in un ambiente protetto e accogliente.
COME TROVO UN TERAPEUTA?
Aspetto delicatissimo soprattutto al giorno d’oggi in cui, diciamocelo, siamo immersi in una specie di giungla professionale! Le strade attraverso le quali arrivare ad un buon professionista possono essere tante: passaparola (ma attenzione, il terapeuta di un familiare o di amico stretto non potrà seguirvi direttamente, vi appoggerà tendenzialmente ad un collega), suggerimento del vostro medico di base di fiducia, “ispirazione” cercando via web. Non importa, tutte possono andare bene ma quello che è fondamentale è che verifichiate che la persona a cui vi rivolgerete sia formata e abbia realmente la formazione per svolgere la sua professione.
QUALI PROFESSIONISTI POSSONO FARE TERAPIA PSICOLOGICA?
• Psicologo: professionista con laurea in psicologia, superamento di esame di stato ed iscrizione ad Albo Professionale. Lo psicologo non psicoterapeuta sostiene in specifici momenti della vita, di cambiamento, evoluzione, crisi. Insomma, sostiene la persona in un momento critico per il ristabilimento di un buon equilibrio e benessere.
• Psicoterapeuta: psicologo che ha completato il suo percorso formativo (che poi in realtà non si completa mai!) aggiungendo alla laurea una formazione in Psicoterapia. Con questa ulteriore formazione il terapeuta può accompagnare in percorsi più profondi e ristrutturanti soprattutto se in presenza di squilibri importanti. La specializzazione in Psicoterapia può avere differenti indirizzi (psicoanalitico, clinico, sistemico-relazionale, cognitivo ecc..)
• Psichiatra/neurologo: si tratta di medici che hanno poi preso le due specifiche specializzazioni. A differenza di psicologi e psicoterapeuti hanno la facoltà di prescrivere eventuali psicofarmaci laddove necessario.
In rete trovate tutti gli ordini professionali delle diverse Regioni con una pagina dedicata alla ricerca di tutti i professionisti iscritti per verificarne, appunto, l’iscrizione.
MA COSA NE PENSERANNO GLI ALTRI?
Innanzitutto specifico che non necessariamente (a meno che non si sia minorenni per cui è necessario avere l’autorizzazione di entrambi i genitori) chi ci circonda deve essere informato del nostro eventuale percorso. E’ una scelta assolutamente personale e se il non mettere a conoscenza crea conflitto può valere la pena portare in terapia già questa come prima riflessione da fare insieme al terapeuta.
Detto questo però, vista anche la valenza di questo articolo, sottolineo nuovamente che intraprendere una terapia non è una dichiarazione di instabilità psicologica o di “difetto” mentale! Anzi, molto spesso si va dallo psicologo proprio perché, portandolo allo stremo, si presentano sintomatologie legate al non concedersi mai di poter avere titubanze, difficoltà, dolori, tristezze! Meglio allora agire in prevenzione se vi accorgete di tendere a comportarvi in questo modo, se tendete al voler essere “perfetti”.
Nel momento in cui ci autorizziamo a dedicarci uno spazio, a cercare un contenitore esterno per i nostri pensieri e le nostre emozioni, ad esprimere ad alta voce dubbi e perplessità per sciogliere nodi o per non ripetere comportamenti che ci portano a malessere, almeno la metà della strada è fatta, abbiamo deciso.
Abbiamo deciso di essere persone più consapevoli e coraggiose. Vi pare ci sia da vergognarsene?
E SE CON IL TERAPEUTA NON MI SENTO A MIO AGIO?
In questo caso è importante guardarsi dentro e farsi una domanda fondamentale: “questo mio sentire deriva forse dal fatto che mi sta portando a vedere “cose” (comportamenti, situazioni, relazioni)che faccio fatica a vedere? “Cose” per cui oppongo resistenza? Oppure realmente non mi sento “comodo” nella sua modalità?”.
Nel primo caso, ma sarà scontato, ci si trova davanti al bivio di decidere se voler guardare o meno mettendosi in discussione ed incamminandosi, nel secondo, è nostro pieno diritto cercare un terapeuta che sentiamo affine a noi nella sua modalità di lavorare.
Spero che queste mie righe possano aver generato riflessioni, sconfitto qualche luogo comune, avvicinato un pochino di più la mia professione ad una quotidianità di tutti. Quella quotidianità che ci vede tutti sempre contemporaneamente fragili e forti, consapevoli ma contemporaneamente inconsapevoli, risoluti ma terribilmente indecisi in alcune situazioni.
Ecco, questa è una cosa che in studio o con le “mie” persone via Skype mi capita spesso di pensare: siamo tutti alle prese con le nostre emozioni, con le nostre fatiche, con i nostri sabotaggi, anche quando ci sembra che gli altri siano più capaci, determinati, pronti.
Siamo tutti in viaggio, tutti davvero meravigliosamente umani.
Buon viaggio, qualunque sia quello che state percorrendo o che, chissà, magari intraprenderete.
