
E io ogni tanto ritorno a quella che è stata la mia esperienza a contatto con chi ha dovuto affrontare o affronta percorsi di cura per il cancro.
Avete mai fatto caso che il linguaggio che ruota intorno a questa malattia è un linguaggio di guerra? Il cancro si “combatte“, la “battaglia” si “vince“, la terapia “bombarda“, chi se ne va “ha perso la sua battaglia contro il male“.
E chi “combatte” con forza e tenacia è una “guerriera” o un “guerriero“.
E chi invece viene invaso dalla disperazione e dallo sconforto? Chi non riesce a trovare dentro di sé le risorse per provare a portare avanti la sua vita il più possibile “come prima”? E’ un perdente? Vogliamo che si senta tale?
Ecco, questo però è quello che può percepire la persona ammalata che è disperata e che si sente anche arrivare il messaggio, più o meno esplicito, “ma tu non ti aiuti”.
Siamo tutti d’accordo sul fatto che il riuscire a contattare dentro di sé risorse e forze utili sicuramente aiuti e sostenga anche il corpo predisponendolo alle cure e alla guarigione. Ma l’entrare in questa modalità non è una scelta che si può fare a tavolino. La persona ammalata non sempre riesce a pensare e a mettere in pratica la modalità da manuale di risposta alla diagnosi che ha ricevuto.
E poi… siamo così sicuri che la modalità da manuale sia quella più funzionale per tutti? E se per una persona che non si è mai fermata, che è sempre andata a mille, che si è adattata a tutto e tutti, la modalità migliore fosse invece quella di darsi finalmente la possibilità di fermarsi e di dire dei bei “no” concedendosi il lusso di sedersi e farsi aiutare? Come per tutte le cose ogni situazione è un vero e proprio mondo a se stante e non è possibile generalizzare.
Proviamo a tenere a mente tutto questo quando parliamo di cancro, riflettiamo sul linguaggio di guerra e sull’arroganza di sapere sempre quale sia la modalità migliore per tutti e scegliamo poi, d’ora in avanti e consapevolmente, come ci pronunciamo in merito.
Certo, parlare di “vittoria contro il male” e di “battaglie vinte” ha un non so che di epico, ma porta con sé anche un implicito giudizio su chi non ce la fa a “combattere” nella modalità più “giusta” e “vincente”.
Cosa ne pensate? Mi farebbe piacere che potessimo condividere insieme!
